Suore Canossiane
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a Bologna: un sogno

A Bologna...

gli appartamenti non bastano per gli studenti universitari fuori sede e per chi, diplomato o laureato, trova lavoro lontano da casa. Bologna infatti esercita un certo fascino tra i giovani: è la città in cui è nata la prima università dell'Occidente (1088) ed è ancor oggi un prestigioso Ateneo fra i più frequentati in Italia.
 

Un sogno…

sembra essere quello di Bologna: una casa per i giovani all’inizio del terzo millennio. Un sogno che ha radici profonde. Se ne parla in comunità da una decina d’anni, così testimonia il diario di casa. Un sogno che può diventare realtà. Forse sì, forse no! Troppe perplessità, molte fatiche si profilano all’orizzonte.
Le suore che preferiscono essere prudenti sostengono che vale la pena tirare i remi in barca. Il peso degli anni, il prezzo del cambiamento, i giovani ormai lontani… tutto sembra deporre a loro favore. Pagine di vita si chiuderebbero così, nella memoria di un tempo! Il lontano 1877 vedeva quattro canossiane avventurarsi in via S. Isaia. Le animava una grande passione: offrire uno spazio educativo e formativo alle adolescenti che venivano consegnate alla strada, mentre le loro mamme erano costrette a lavorare fuori casa per sopravvivere. Imparare a leggere e a scrivere, a ritrovare fiducia in se stessi e ad aprirsi agli altri, a dare un volto ed un senso alla propria vita diventava una grande opportunità per le ragazze sprovvedute del quartiere. Nasceva così una ‘nuova cultura’, tra porta Saragozza e piazza Malpighi. La gente, infatti, torna ancora oggi per ricordare e ringraziare.
Le suore che sono un po’ incoscienti non si danno pace. Come chiudere una casa a Bologna, una città universitaria che ospita migliaia di studenti universitari che vengono da lontano? Perché togliere un punto di riferimento significativo ai giovani, all’inizio del terzo millennio?

Si tratta di aprire le porte di casa alla speranza. ‘Cuori grandi, cuori grandi…’, ci ricorda Maddalena, la nostra Fondatrice (1). Cuori grandi soprattutto nei momenti difficili; cuori grandi quando si tratta di schierarsi dalla parte dei giovani con tutte le proprie forze, pur con umiltà e semplicità.
La via della prudenza a lungo andare sembra lasciar spazio ad una visione profetica della storia, in cui il Signore si fa compagno di viaggio attraverso umili sentieri. E così altre quattro canossiane arrivano a Bologna per riaprire le porte di casa, dopo due anni affidati al cantiere.
È il 2 febbraio 2001, festa della luce! M. Luciana, M. Maria e M. Paolina incominciano la loro avventura bolognese. Sr. Santina le raggiungerà dopo qualche giorno. Umili inizi, la comunità amerà spesso ricordare, mentre cercherà di leggere i segni di vita nel quotidiano. Umili passi verso un cambiamento di stile e di mentalità: da un collegio ad un ambiente familiare; da un affitta stanze ad una comunità che cerca di essere formativa; dalla forza di un regolamento al rispetto per l’altro; dalle norme di comportamento alla formazione della coscienza; dalla figura della responsabile al coinvolgimento di tutta la comunità, insieme ai laici; da una comunità per i giovani ad una comunità con i giovani; da una casa per gli universitari ad una casa per chi studia e lavora per favorire un confronto e un dialogo generazionale. Siamo solo ai primi passi, ma l’esperienza sembra dar ragione al coraggio di rischiare: mettersi dalla parte dei giovani, insieme ai giovani.
Il Signore benedica il nostro sogno e le persone che abitano, oggi, in questa casa.

Sr. Santina M.




(1) - Maddalena di Canossa (Verona, 1774-1835).
Una donna nobile non estranea alla realtà del suo tempo e della sua classe sociale, incontra persone importanti, parla la lingua dei nobili, si interessa della politica del suo tempo, partecipa a feste e balli….si fa protagonista della storia, accogliendo le sfide della nuova cultura illuminista, apportatrice dei principi di libertà, fraternità, uguaglianza.

Una donna provata dalla sofferenza (nasce femmina, mentre la famiglia attendeva il figlio maschio; a 5 anni perde il padre e a 7 anni perde anche la madre che si risposa lasciando definitivamente palazzo Canossa), matura progressivamente una grande fortezza d’animo che la conducono ad aprirsi e a comprendere la sofferenza, maturando una sensibilità ed un’attenzione verso il dolore altrui.
Una donna in ricerca: attratta dall'amore di Dio, a 17 anni desidera consacrare la propria vita a Lui e per ben due volte tenta l'esperienza del Carmelo, unica forma di vita consacrata allora possibile, percependo però che «in quel luogo avrebbe bensì santificato se stessa, ma non avrebbe potuto impedir peccati, né giovare alla salute delle anime». In attesa di comprendere la volontà di Dio, Maddalena non si scoraggia e coglie tutte le occasioni che la situazione le suggerisce per compiere il bene, dentro e fuori casa.
Una donna dal cuore grande: vive l’avventura della carità intraprendendo un cammino di condivisione e di promozione, per dire basta all’ingiustizia sociale e ai privilegi di classe.
Alla luce della Parola di Dio e con l’aiuto di uno dei suoi più grandi direttori spirituali, don Luigi Libera, comprende tramite molte esperienze e tentativi, il suo carisma nella chiesa: sceglierà di vivere con radicalità evangelica per Dio solo nella dedizione e servizio dei poveri.
I “più poveri” sono la passione di Maddalena, il senso della sua stessa vita. Per loro elabora un progetto educativo: essere l’espressione del cuore grande del Signore attraverso
◊ l’azione educativa (la scuola),
◊ la formazione della coscienza cristiana (la catechesi) e
◊ la solidarietà con chi è nella malattia e nella sofferenza (la pastorale del malato).
Lascia così palazzo Canossa, non senza le intimazioni dei parenti, per dare ufficialmente inizio e forma all’Istituto delle Figlie della Carità. Con alcune compagne, accoglie dalla strada ed educa le bambine del quartiere più povero e malfamato della città, quello di S. Zeno.
È l’8 maggio 1808. Maddalena ha 34 anni. Il suo ideale di evangelizzazione e di promozione umana comincia a realizzarsi e a svilupparsi, rendendo visibile la cura e l’amore di Dio per ogni persona.